Una risposta sul fenomeno immigrazione
Settembre 2019 - Pubblicato in Cronaca

In seguito all’intervento pubblicato sullo scorso numero del Curtis Vadi a proposito di migranti, riceviamo da un cordovadese la presente risposta. Restiamo disponibili, anche nelle prossime uscite del nostro periodico, a dedicare uno spazio alle opinioni dei lettori su una vicenda di stretta attualità, purché non superiori alle 2.500 battute ed espresse in tono appropriato.

Sig. Direttore, ho letto sul Curtis Vadi del giugno scorso, nella rubrica “L’opinione”, l’articolo “Due parole sull’immigrazione”.

Merita una risposta adeguata. A mio avviso emerge particolarmente l’avversione per l’On. Matteo Salvini (Lega), già Ministro dell’Interno, che ha cercato di contrastare con la massima determinazione e spirito di amore per il proprio paese l’invasione che stiamo subendo, problema per noi tragico; invasione favorita con parole ed atti da parte di chi dovrebbe invece difenderci. Caliamoci dunque nella realtà per capire il fenomeno, con due esempi. Clandestini provenienti dalla Libia e altri paesi a sud del Mediterraneo. Consideriamo ad esempio i clandestini provenienti dalla Nigeria: superficie di 923.000 kmq, abitanti 200 milioni, paese che potrebbe avere un’agricoltura meravigliosa, ricco di risorse minerarie e petrolio; religione: 50% cristiani al sud e 50% musulmani al nord. Se fuggono dalle violenze dei musulmani dovrebbero andare nella parte cristiana e questi dovrebbero sentirsi in dovere di accoglierli; e viceversa. Questo pensa ogni persona anche con poca cultura ma con tanto buon senso. Invece vogliono venire in Italia, paese che sembra avere smarrito il senso ancestrale dell’autoconservazione, grazie al continuo lavaggio del cervello ad opera di cattivi maestri. E qui siamo alla farsa. I naufraghi (clandestini) che prima di partire dalle coste libiche avvertono con il telefono satellitare chi li deve raccogliere in mare, se vengono intercettati dalla guardia costiera libica (navi fornite gratis dallo stato italiano) rifiutano di essere “salvati”, vogliono essere “salvati” dalle navi delle ONG che sono in attesa.

Altro esempio: prendiamo in esame il flusso di clandestini provenienti dal Pakistan, paese di 804.000 kmq, con 210 milioni di abitanti, quasi tutti di religione islamica. Nato nel 1947 dalla divisione del territorio indiano fra musulmani e indù, divisione che venne attuata tra l’altro con un autentico macello tra le parti. Erano da secoli assieme ma anche per dividersi si sono ferocemente scannati a vicenda. E da noi le anime buone ripetono “accoglienza e integrazione”. Ma si rendono conto di cosa stanno parlando? Ne devono fare di strada questi clandestini (vedere il mappamondo); devono attraversare tutti paesi di religione islamica, per venire da noi; perché non si fermano là, oppure dirigersi verso paesi ricchissimi come ad esempio l’Arabia Saudita o altri paesi islamici, fratelli per religione, che dovrebbero accoglierli a braccia aperte?

Bastano questi due esempi per capire che nessuno di questi dovrebbe essere o venire da noi. Ora, di questi quanti ne dobbiamo accogliere? 1 milione, 5 milioni, 20 milioni, 50 milioni? E che cosa si è risolto? Niente! Per noi sarebbe la fine della nostra civiltà. Perché c’è un aspetto inquietante del fenomeno: la quasi totalità di quelli che arrivano sono di religione islamica, e quelli, è inutile disquisire, non si vogliono integrare. Basta vedere quello che sta succedendo nei paesi dell’Europa occidentale che solo ora incominciano a rendersi conto. Ma si rendono conto della gravità del problema il Papa attuale ed alcuni suoi collaboratori che ripetono che dobbiamo accogliere? Noi invece diciamo di no e ci opponiamo ad una politica incosciente e scellerata. Noi stiamo con Pio V, che a suo tempo si dette da fare per costituire la Lega Santa contro il pericolo islamico allora rappresentato dall’impero ottomano, e non con il suo tardo epigono.

Armando Sut

 

 

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