Luca Maddalena lavora per la NASA

La sua professione è uno sguardo sul futuro, e una finestra sullo spazio. Materia da scienziati. Ricercatore al California Institute of Technology, Luca Maddalena, cordovadese, classe 1974, si occupa di propulsori ipersonici, la tecnologia “screamjet” che potrebbe essere usata, un domani, nei motori intermedi per la messa in orbita di satelliti o equipaggi.

Attualmente lavoro per il capo tecnologico del Jpl (Jet propulsion laboratory) della Nasa – racconta in una galleria del vento unica nel suo genere. Prima di me qui ci sono state persone come l’attuale capo della Ricerca scientifica dell’U.S. Air Force e docenti di diverse università. È
una sfida continua a migliorare se stessi, con umiltà
”.

Se la passione per la ricerca gli è stata trasmessa dallo zio Andrea, filosofo scomparso a soli 39 anni, del quale in tanti conservano un ricordo affettuoso, l’esperienza umana e professionale di Luca incomincia al Politecnico di Milano, corso di laurea in Ingegneria aerospaziale.

Per la tesi trascorre un semestre in America, al Virginia Tech, studiando l’aerodinamica supersonica con Joseph Schetz, un luminare del settore.

 

Dopo aver discusso la tesi in Italia, il professor Schetz gli propone di ritornare in Virginia per un Ph.D, un dottorato di ricerca, durante il quale frequenta corsi, tiene lezioni su gasdinamica e propulsione agli studenti d’ingegneria, pubblica articoli scientifici su riviste internazionali, partecipa come relatore a conferenze, lavorando su progetti sponsorizzati da Nasa e Air Force che gli permettono di coprirsi i costi degli studi, di vivere in un appartamento da solo, di comprare un’auto e di tornare in Italia almeno due volte l’anno.

Al Virginia Tech è pure testimone occasionale di una strage: quel lunedì 16 aprile 2007 si trovava all’interno del campus quando uno studente sudcoreano si mette a sparare all’impazzata, facendo 32 vittime. Ma c’era la California nel suo destino: dopo aver conseguito il Ph.D nel luglio 2007 riceve un’offerta come ricercatore al Caltech, Pasadena.

È la sola struttura – prosegue Luca che permetta di fare esperimenti di combustione supersonica utilizzando idrogeno e fluoro. Operare con il primo è rischioso per il pericolo di esplosioni, il secondo è altamente tossico e reattivo. Non possiamo scaricare i gas della galleria, ma dobbiamo prima raccoglierli e neutralizzarli. Per seguire tutte le procedure di sicurezza per quattro secondi di esperimenti devo essere assistito da almeno tre ingegneri per otto ore”.

Un centro prestigioso, ove sono stati fatti i primi esperimenti sui motori a razzo ed è nato il citato Jpl della Nasa, dedicato all’esplorazione spaziale e allo studio dei modelli climatici del nostro pianeta, con l’assistenza dei sistemi satellitari. E non è solo lavoro, naturalmente.

A Los Angeles Luca conosce Joyce, che ha sposato lo scorso maggio. Dove? Nel Santuario della Beata Vergine di Cordovado: per l’occasione sono giunte circa 35 persone, dagli Stati Uniti e da altri paesi. “Cordovado – conclude ha lasciato a tutti loro un ricordo indelebile, per l’accoglienza ricevuta e le bellezze artistiche e architettoniche”.

 

(Antonio Costantini)